Un viaggio in Eritrea è l’incontro con l’architettura italiana degli anni Trenta e le macerie di conflitti recenti e lontani; un paesaggio aspro di montagne di sassi e terrazze, e il verde della foresta, gli azzurri cristallini del mare; i cammelli che compaiono, inaspettati, prima sull’ologramma del visto, poi sulle banconote, quindi per le vie del paese.
E’ l’incontro con una cultura millenaria e il suo oblio; uomini e donne dalla pelle sfumata di nero, secondo l’etnia; bambini che hanno come divisa scolastica variopinti maglioncini, o rimasugli dei medesimi, a tutte le ore del giorno in cammino da e per la scuola, su e giù per le vie di città e montagna, con pochi libri sotto braccio e un flacone di plastica per l’acqua; anziani che non esitano a salutare in Italiano e a raccontare la nostra storia del secolo scorso.
Un viaggio in Eritrea è il fascino del familiare e dell’esotico che si incontrano, ti fanno sentire a casa e lontano da casa allo stesso tempo, seminano nostalgia.
Testi di Tiziana Lazzaretti. Foto di Roberta Lombardi e Tiziana Lazzaretti.