L’arcipelago delle isole Dahlak è costituito da oltre 200 pezzetti di terra sparpagliati nel Mar Rosso al largo di Massawa, intorno a Dahlak Kebir, l’isola più grande che, a differenza delle altre, vanta alcuni villaggi e un discreto numero di abitanti.
Per lo più disabitate, spesso appena più grandi di uno scoglio o di un lembo di sabbia nel mare, totalmente brulle o verdi di mangrovie, le isole e il mare attorno a loro si dicono essere ancora una specie di paradiso per la fauna, terrestre e acquatica.
Raggiungerle presuppone disporre di una barca e dell’immancabile permesso; entrambi possono essere reperiti presso una agenzia di Asmara o direttamente a Massawa.

In ogni caso è possibile effettuare escursioni di uno o più giorni, pernottando in barca o campeggiando su un’isola, eventualmente disponendo anche delle attrezzature necessarie alle immersioni subacquee. Di tutto quanto necessario, provviste comprese, può farsi carico l’equipaggio della barca che, solitamente, include un cuoco.
Sembra che le immersioni riservino i più inaspettati incontri, tanto con i relitti delle numerose navi affondate in queste acque, quanto per la straordinaria varietà di pesci e coralli.

Per esser sorpresi da piacevoli inaspettati incontri non è però necessario né allontanarsi tanto dalla terraferma, né mettere la testa sott’acqua, e nemmeno abbandonare il proprio vascello.
A poche miglia da Massawa le isole di Dissei e Madote sono la più comune meta delle escursioni brevi, uno o due giorni, raggiungibili entrambe in poche ore di navigazione, sia con i piccoli motoryacht sia con i sambuchi da pesca.
A Dissei, mentre si pranza vicino al mare, può capitare di ricevere la visita di una superba razza dai pallini turchini, venuta a riva incuriosita dall’andirivieni del canotto che porta a terra quanto serve per condire l’insalata e trascorrere sull’isola la notte.
Già a pochi metri dalla costa la trasparenza dell’acqua è tale che, anche nuotando in superficie, basta aguzzare la vista per sentirsi trascinare in un mondo di coralli, pesci e conchiglie dalle più bizzarre forme e dai molti colori.
Sulla battigia, verso sera, centinaia di piccoli paguri, spuntati da non si sa dove, si dirigono lestamente, tutti insieme, verso l’acqua, pronti ad arrestarsi al primo rumore e a rintanarsi nel loro guscio in affitto.
Chissà se loro potranno resistere all’arrivo di più numerosi turisti, a differenza dei pescatori Afar, il cui villaggio è già stato spostato su un’isola meno pittoresca, per far posto ad un villaggio turistico collegato al Dahlak Hotel di Massawa.
Al momento i paguri non sembrano preoccupati dalla presenza degli operai del vicino cantiere che, al termine delle ore di lavoro, si spostano lungo la spiaggia in cerca di pesci per la cena, e salutano cortesemente in italiano.

Se a Madote la sabbia fine è cosparsa di piccoli coralli bianchi e rossi tra le conchiglie, su Dissei l’arena è fatta della più sorprendente varietà di frammenti di organismi marini, dalle mille texture nelle più variate sfumature del bianco: una gioia per gli occhi e un discreto fastidio per i piedi.
Pare che le imbarcazioni al momento disponibili a Massawa per queste escursioni non siano molte, così come non molti sono i turisti presenti.
A seconda dell’agenzia alla quale ci si rivolge per il noleggio, può essere proposto un tradizionale sambuco da pesca, trasformato in barca passeggeri, un piccolo yacht, o uno splendido due alberi, tutto in legno e dalle incerte vele.

A bordo dello yacht di Holiday Eritrea, la navigazione è di per sé stessa fonte di sorprese: per i delfini che a tratti accompagnano la barca; per gli azzurri, i verdi, i turchini delle acque; per il comparire improvviso di un lembo di terra o di uno scoglio che pare una nave; per il fumo denso che esce all’improvviso dai motori; per l’equipaggio.
Nel corso della navigazione gli uomini di bordo sono costantemente affaccendati: chi a pilotare la barca, chi a pescare, chi a cucinare.

Il menù prevede pesce in mille modi, verdure multicolori sapientemente accostate e pane fatto in barca.
La pesca, di grossi pesci, si fa con un filo di nailon avvolto intorno ad un’assicella e un grosso amo; come pesi e galleggianti alcuni pezzi di piombo e pochi ciuffi di alghe.
Appena si percepisce un pesce all’amo, vengono fermati i motori, il pesce e la lenza recuperati a mani nude; ancora pochi gesti e il pesce è pulito, ridotto in tranci e pronto per la padella.
Tutto nella più assoluta essenzialità di mezzi, indumenti, gesti, parole, di cuoco, capitano e suo vice.

Il capitano si scopre essere quel giovane riservato che, senza un movimento o una parola di troppo, pesca, pulisce il pesce, sta al timone, si tuffa alla ricerca degli occhiali caduti in acqua, conduce turisti e bagagli a riva, spiega le carte nautiche, armeggia a mani nude sui motori fumanti e, come gli altri, sorride cordiale e aggiunge fascino a questo viaggio.
“I hope to meet you again”, capitano.