Addis Abeba fu fondata dall'imperatore Menelik nel 1887.
Si trova ad un'altitudine di circa 2.200 metri, ai piedi del Monte Entoto.
Conta più di 4 milioni di abitanti ed è il cuore politico e commerciale del paese.
Il suo nome significa in amarico "nuovo fiore", ma in realtà non è una gran bellezza!
Come molte capitali africane ci convivono antico e moderno, ricchezza e povertà, benessere e squallore.
Vi sono alcuni edifici coloniali, sopratutto nella zona della Piazza: in soli cinque anni l'inarrestabile architettura fascista riuscì a lasciare un segno anche qui.
Palazzi antichi e moderni, a volte in buono stato e a volte cadenti, sono circondati da baracche e da terreni pieni di detriti e rifiuti.
Per fare acquisti, dai libri ai souvenir all'antiquariato, il posto migliore è l'animata e centrale Churchill Avenue.
La Piazza (che conserva ancora il nome italiano) è una zona di hotel, bar e ristoranti a prezzi convenienti.
Ad Addis Abeba ci sono due interessanti musei, che vale assolutamente la pena visitare.
Il Museo Etnografico ha una bella esposizione di strumenti musicali e di croci copte; inoltre è possibile visitare la camera da letto e il bagno dell'imperatore Hailé Selassiè.
Il Museo Nazionale si trova nella zona dell'Università di Addis Abeba: oltre ad oggetti e reliquie della storia etiope conserva, in un'esposizione moderna e ben allestita, gli scheletri di animali preistorici e soprattutto le ossa di Lucy.
Un luogo da non perdere è l'enorme mercato all'aperto, che copre un'area di circa 30 kmq ed è probabilmente uno dei più grandi di tutta l'Africa.
Si vende veramente di tutto, dal cibo agli oggetti in paglia, dai mobili ai sandali fatti con i pneumatici.
Di giorno non ci è sembrato un luogo pericoloso, anche se bisogna fare attenzione ai borseggiatori (esattamente come nei mercati italiani!), ma pare sia meglio non addentrarsi nell'intricato dedalo di viuzze dopo il tramonto.
Harer è stata fondata nel 1520 e fu un importante centro culturale dell'Islam, come testimoniano le sue 99 moschee.
Le mura cittadine con le porte di accesso dislocate nei punti cardinali, i vicoli del mercato, le case dipinte di bianco evocano l'architettura moresca.
Harer ha avuto due illustri cittadini: il poeta francese Rimbaud, la cui casa è oggi un piccolo museo, attualmente in restauro; il re Hailé Selassiè durante la sua giovinezza.
La costruzione della linea ferroviaria che unisce Addis Abeba a Gibuti ha privilegiato la vicina Dire Dawa, che ha il pregio di trovarsi in una valle anzichè sulle montagne.
Harer ha perciò perso il ruolo di centro commerciale e culturale ed ha iniziato un lento declino.
Ad Harer vivono gli Aderè, un'etnia di religione musulmana, che si contraddistinge per le case coloratissime e per l'abbigliamento delle donne, che è altrettanto vivace.
Alcune case tradizionali sono state trasformate in negozi di artigianato, dove si possono acquistare cesti, oggetti in legno, tessuti e gioielli in argento.
Ad Harer sopravvive una curiosa tradizione: di notte alcuni uomini attirano iene selvatiche fuori dalle mura della città e le nutrono con pezzi di carne.
Sebbene oggi sia probabilmente uno spettacolo organizzato per i turisti, ha origini molto antiche.
In Etiopia la iena è considerata da diversi gruppi etnici un animale magico ed utile, perchè raramente attacca gli esseri umani e tiene pulite le città eliminando parte dell'immondizia.
Ancora oggi nella foresta che circonda Harar una volta all'anno viene preparato un grande pasto per le iene: se esse lo mangiano tutto si prepara un anno fortunato.