Il fiume Omo, esplorato da Bottego nell'estate del 1896, scorre nella parte meridionale dell'Etiopia e si immette nel Lago Turkana.
Lungo le rive di questo fiume vissero diverse specie di ominidi e di animali preistorici, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici.
La zona dell'Omo River era la meta principale di questo viaggio e non mi ha certo deluso.
Attraverso strade sterrate e piste in pessime condizioni, ci si addentra nelle lowlands etiopi, raggiungendo villaggi e mercati dove vivono alcune popolazioni tribali tra le più particolari e primitive dell'Africa.
La vita di questa gente è veramente semplice e legata ad un regime di sussistenza, tormentata da un'alta mortalità infantile e da malattie come malaria e febbre gialla.

I turisti, così diversi e strani, vengono chiamati ferengi, termine generico usato in tutta questa zona per indicare i bianchi, che deriva forse dall'inglese french o dal persiano firangi, utilizzato anche nello Sri Lanka.
I ferengi regalano caramelle, penne, magliette e soprattutto birr nuovi di zecca perciò vanno assillati fino all'inverosimile!
I più poveri e i più isolati, come i Karo e i Mursi, sono anche i più insistenti e non accettano assolutamente che si fotografino loro e le loro capanne se non li si paga.
Ci assoggettiamo alle loro richieste, qualche birr per noi non ha significato, ma per questa gente che vive nella povertà e nella malattia può fare la differenza.

I villaggi dell'Omo River sono abbastanza diversi tra loro: gli Hamer e i Konso ad esempio recintano le capanne, come a identificare lo spazio che appartiene ad ogni famiglia; tra i Mursi e i Karo queste separazioni sono meno evidenti e definite.
All'interno del recinto spesso si trovano un piccolo orto, uno spazio per gli animali e il pollaio.
Le capanne degli Hamer, dei Karo e dei Mursi sono circolari, con una struttura di pali di legno ricoperta con foglie di ensete essiccate.

I villaggi dei Galeb sorgono nei pressi di Omo Rate e del Lago Turkana.
Le capanne sono piccole, meno curate ed hanno una forma di zuccotto: si tratta di rifugi provvisori, destinati ad essere smantellati e ricostruiti all’interno, appena le piogge cominciano ad ingrossare l'Omo River.
I Galeb sono pastori, convivono con asini, pecore e capre in una terra desertica e inospitale. Sono molto alti e longilinei.

Il villaggio di Machekie è un modello vivente di architettura Konso.
Le capanne sono le più imponenti dell'Omo: il tetto è formato da due coni sovrapposti per una migliore protezione dall’acqua.
È ricoperto di sambelet, erba a gambo lungo diffusissima nella zona; sulla cima è sempre posto un vaso come decorazione.
Questi tetti possono durare da 7 a 10 anni, poi vengono rifatti.
Ogni capanna è recintata e possiede un granaio per il sorgo, la principale coltura di questa zona.
Alcune grandi capanne senza pareti sono le case della collettività, dove tutti, comprese le donne, possono riunirsi per godere il fresco o riposare.
Nella piazza principale di Machekie si trovano alcuni waga: sono pali di legno tenero intagliato e provato dalle intemperie, che raffigurano un antenato particolarmente coraggioso, le sue mogli e figli, gli animali selvatici uccisi.
Un tempo ogni famiglia possedeva un gruppo di 6/7 waga, che avevano lo scopo di proteggerla da disgrazie e malattie: oggi ne sono rimasti pochissimi, perchè venduti o trafugati agli antiquari.
Inoltre i missionari, le cui chiesette sorgono tra le capanne del villaggio, hanno scoraggiato il protrarsi di questa tradizione.

Su un pianoro che domina l'Omo River, a pochi chilometri dall'ingresso del Mago N.P. sorgono alcuni villaggi karo.
I Karo sono molto poveri e sono rimasti in pochissimi.
Sono noti per le belle pitture e le scarnificazioni con cui decorano il proprio corpo.
Le scarnificazioni vengono eseguite dalle donne sulla pancia e lo sterno o sotto il seno con una serie di linee orizzontali e verticali.
A differenza delle Mursi, le Karo s’infilzano il labbro inferiore con tutto ciò che trovano: spine di acacia, chiodi, viti.

All'interno del Mago N.P., al termine di una pista fangosa e difficile da percorrere, in una zona che è il regno della mosca tsè-tsè, si trova Omo Mursi.
Gli abitanti di questo piccolo villaggio vivono evidentemente in attesa che arrivi qualche gruppo di visitatori.
Il contatto con il turismo li ha resi avidi di birr e bisogna contrattare su ogni foto o danza o performance.
I Mursi si dipingono il corpo e si addobbano il più possibile, ma si tratta evidentemente di pitture corporali sciatte, fatte in fretta solo per rendersi più "fotogenici": hanno ormai capito perfettamente i gusti e le esigenze fotografiche dei turisti.
Il contatto con i Mursi è stato deludente per tutto il gruppo e ci ha fatto riflettere sulle conseguenze del cosiddetto "turismo etnico".
I Mursi rimangono in ogni caso un popolo particolare, reso famoso dal fatto che le donne usano il piattello labiale come segno di bellezza.
Fatti con argilla rossa o grigia, talvolta decorati con graffiti, i piattelli hanno una scanalatura che ne permette l'inserimento nel labbro inferiore o nei lobi delle orecchie.
Li portano solo le donne, che iniziano da piccole inserendo pezzetti di legno ed allargando il buco con piattelli sempre più grossi mano a mano che crescono.
Non si sa di preciso il motivo di questa usanza, alcuni antropologi ipotizzano che servisse a scoraggiare il rapimento delle donne da parte degli schiavisti.
Tuttavia vedere il labbro penzolare quando il piattello non è inserito è una cosa abbastanza tremenda.

I mercati di Key Afer il giovedì e di Dimaka il sabato sono incredibili per le scene e i colori: Hamer, Banna, Tsamai, Bumi vengono numerosi per vendere o barattare.
I generi principali sono burro, verdure, banane, peperoncino, galline, stoffe, pali per costruire le capanne.
Le donne si aggirano con le calabasse decorate a tracolla, dove tengono soldi e mercanzie.
Gli uomini invece stringono in mano il borkota, una sorta di sgabellino in legno intagliato.
Non è facile per noi capire la differenza tra le varie etnie che frequentano Key Afer e Dimaka, perchè sembrano un po' tutti simili nei tratti somatici, nell'abbigliamento e nel modo di acconciarsi i capelli... ma non ha molta importanza: lo spettacolo è bellissimo lo stesso!
Un segno che contraddistingue le donne sposate è un grande collare, mentre le ragazza nubili portano un piattello tra i capelli.

In questa parte dell'Etiopia circolano pochissimi soldi e si utilizza largamente il baratto.
La gente pretende che i birr siano assolutamente nuovi di zecca, i soldi un po' consumati non vengono presi in considerazione. Il birr è la moneta etiope; le banconote da 1 birr valgono 0,13 euro.