Tulear è la città principale della costa occidentale.
Ha l'aeroporto, un mercato dove si vendono incredibili quantità di conchiglie di tutte le forme e dimensioni, ed è il porto da cui partono i motoscafi per Anakao.
Le barche rimangono ancorate a qualche centinaio di metri dal "molo".
Di conseguenza, sia con la bassa sia con l'alta marea, i turisti e i loro pesanti bagagli vengono caricati su carretti trainati da zebù.
Gli zebù arrancano lungo il tratto di battigia, il cocchiere malgascio li incita e li frusta con un ramo di qualche pianta locale, il turista si sente diviso tra la pena per lo zebù e la preoccupazione per la propria pelle.
Finalmente si arriva alla barca.
E qui succede un po' di tutto: gli scafisti cercano di tenere la barca accostata al carretto, gli zebù tentano di staccarsi dalla barca per tornarsene a casa, i turisti e le valigie passano dal carretto alla barca esattamente nel momento in cui ognuno se ne va per conto suo e rimangono magari con una gamba nel carretto e un piede sul motoscafo... alla fine però è tutto a posto, i turisti seduti, i bagagli al sicuro, i carretti se ne tornano verso il molo e lo scafista parte a spron battuto, pronto ad affrontare le onde del Canale di Mozambico in modo che il maggior numero di schizzi possibile colpisca barca, turisti e bagagli.
Il viaggio verso Anakao dura circa un'ora e si arriva a destinazione piuttosto provati... ma c'è il drink di benvenuto al Prince Anakao, i bungalow accoglienti, gli ombrelloni di paglia e i lettini confortevoli sulla spiaggia bianchissima.
La folle avventura viene subito dimenticata!
Una invisibile linea di demarcazione impedisce alla folla di venditrici di conchiglie, parei, collanine e alle improvvisate massaggiatrici di invadere la privacy dei turisti del lodge.
Ma appena si decide di andare a fare il bagno, o di passeggiare fino al pittoresco villaggio di pescatori Vezo, si viene assaliti da venditrici di tutte le età, assetate di argent-plum-tshirt.
L'assalto non è però spiacevole o ingestibile, i Malgasci sono un popolo gentile e simpatico.
Il bassissimo livello tecnologico del Madagascar e di questa zona in particolare, fa sì che i pescatori si muovano avanti e indietro con le piroghe dalle vele quadrate, schiavi delle maree, dei venti, delle condizioni climatiche: verso il tramonto, quando tornano a riva, dalle barche escono aragoste, calamari, pesci coloratissimi.
Vale la pena di fare l'escursione, magari con una piroga a bilancere, alla piccola Nosy Ve, una lingua di sabbia circondata dal mare turchese.
Nosy Ve è una riserva naturale, perchè nidifica tra gli arbusti una rarissima specie di uccello marino.
Se ci si accorda con i barcaioli, si può mangiare sull'isolotto il pesce appena pescato e cotto nella brace.
Siamo rimasti ad Anakao solo un paio di giorni alla fine del nostro viaggio, ma ci è dispiaciuto non restare per almeno una settimana. Anakao è un posto "rustico", non ancora rovinato dal turismo di massa, e per questo può essere preferibile alle mete del "full inclusive".