La tribù berbera dei Meknassa fondò anticamente la città di Meknès sul fiume Boukefrane, in una zona prospera grazie alla coltivazione di olivi, legumi e fichi.
Durante i regni degli Almoravidi, Almohadi, Merinidi e Sadiani, Meknès conobbe periodi alterni di declino e rinascita: fu saccheggiata, distrutta e ricostruita.

Il periodo di massimo splendore lo conobbe con il sultano alauita Moulay Ismail, che alla fine del 1600 ne fece la propria capitale.
Reclutò operai e schiavi per erigere monumenti grandiosi: mura, bastioni, porte, granai, scuderie e un immenso palazzo che ospitava il suo gigantesco harem.
Si racconta infatti che avesse circa 500 tra mogli e concubine e più di 800 figli!
Dopo la sua morte Meknès conobbe un rapido declino, perdendo il ruolo di capitale, che fu trasferita a Fès e a Marrakesh.

Meknès si gira bene in una giornata.
E' divisa in tre parti: l'antica e vasta città imperiale, di cui rimangono solo le rovine; la medina, circondata dalle mura ben conservate e dove si trovano alcuni monumenti (moschee, mederse, fontane) e i souk molto animati; la città nuova, che non ha nessun interesse artistico e culturale.

Nei dintorni di Meknès si possono visitare Moulay Idriss e Volubilis.

Moulay Idriss è la città santa, che prende il nome dal grande marabout e capostipite della prima dinastia araba del Marocco, che qui iniziò le proprie predicazioni.
La città santa vera e propria non è ovviamente accessibile ai turisti, ma il paese offre una bella vista, tutto bianco e arroccato su uno sperone roccioso.

Volubilis merita decisamente una visita.
E' il principale sito archeologico del Marocco ed è costituito dalle rovine archeologiche di un'antica città romana, che sorse e prosperò sopratutto grazie alla produzione e al commercio dell'olio d'oliva.
I manufatti e i reperti ritrovati sono custoditi a Rabat, mentre sono stati lasciati i bellissimi mosaici.
Per visitare il sito si segue un percorso ben segnalato, che richiede circa due ore.