Ci sono vari luoghi in cui visitare l'Amazzonia peruviana, che ricopre tutta la parte nordorientale del Paese.
E' comunque necessario muoversi con guide o tour organizzati, che propongono pacchetti abbastanza costosi di alcuni giorni.
Noi disponevamo di poco tempo e abbiamo perciò deciso di seguire le orme degli altri gruppi prima di noi, ingaggiando una guida locale e dirigendoci con lei alla missione di Timpia.
I tre giorni in Amazzonia sono stati decisamente intensi.
Il primo giorno con 3 o 4 ore di treno strapieno abbiamo coperto il tratto tra Aguas Calientes a Quillabamba; poi abbiamo preso un pulmino che trasporta gli indios locali e, costeggiando il fiume Urubamba, in 10 ore circa siamo arrivati a Tintinikiato, passando da 1500 a 500 metri di altitudine.
Completamente ricoperti della polvere della strada e abbastanza sconvolti dal viaggio, abbiamo dormito nei nostri sacchi a pelo nel portico di una casetta di pescatori disabitata.
Il mattino dopo, verso le 8, ci siamo imbarcati sul "Cristo Rey", una lunga lancia a motore utilizzata dal proprietario per trasportare merci e gente sull'Urubamba.
Ogni tanto dovevamo attraversare qualche piccola rapida o qualche gorgo, con l'acqua che entrava nella barca o ci spruzzava.
Tutto intorno a noi la foresta amazzonica, un fitto intreccio di alberi, cespugli e liane.
Verso mezzogiorno siamo arrivati allo spettacolare Pongo de Mainique, che in lingua machiguenga significa "Porta della scimmia".
Si tratta di un enorme pezzo di roccia lavica, inciso dal fiume e ricoperto di vegetazione, con numerose cascatelle che scendono attraverso gli alberi.
Dopo una sosta per pranzare e fare il bagno in una pozza di acqua trasparente, siamo ripartiti per Timpia, che abbiamo raggiunto nel pomeriggio.
La missione era gestita da un anziano frate domenicano, che ci ha concesso l'uso del portico per dormire; è abbastanza organizzata, c'è anche una piccola pista di atterraggio; ci vivono alcune famiglie, che coltivano soprattutto frutta e caffè.
Il terzo giorno la sfortuna ci ha colpito duramente: una pioggerellina finissima ci ha tormentato per tutta la mattinata e abbiamo dovuto avvolgerci in tutti i teli di plastica di cui disponevamo, riuscendo a bagnarci comunque fino all'osso e patendo decisamente freddo!
In queste situazioni è fondamentale avere a disposizione dei sacchi di plastica e noi non eravamo molto organizzati.
Per fortuna il nostro capitano aveva un grande telo per coprire i bagagli.
Alle 13, dopo questo viaggio abbastanza duro, abbiamo raggiunto Tintinikiato, dove per fortuna c'era un camion che aspettava di caricare un po' di indios e merci e poi ripartire.
L'Urubamba è abbastanza popolato, per cui ci sono dei locali che possiedono una barca o un camion e organizzano il trasporto su piccole tratte, facendosi pagare anche abbastanza, perchè la benzina costa.
All'inizio siamo rimasti seduti in alto sulle assi, per godere del bellissimo paesaggio (non pioveva più ovviamente), con le farfalle coloratissime che ci svolazzavano intorno.
Col calare del sole siamo dovuti scendere nel cassone per il freddo e stiparci con gli altri passeggeri: ad ogni fermata salivano o scendevano bambini mezzi addormentati, adulti, un tacchino, sacchi di tuberi e bagagli vari.
Purtroppo il nostro camion aveva un problema ad una ruota e siamo arrivati a Quillabamba alle 4 e mezzo del mattino del quarto giorno.
Abbiamo dormito qualche ora in un albergo, poi siamo partiti per Cuzco, facendoci 8 ore di treno strapieno: per fortuna la nostra guida era riuscita a prenotare i posti!
Il bilancio di questa breve incursione in Amazzonia non è stato entusiasmante: un sacco di ore di viaggio massacranti, un piccolissimo "assaggio" di Amazzonia, senza vedere nemmeno un animale e senza contatti con la popolazione locale.
Conviene pagare di più e fare giri meglio organizzati con più giorni a disposizione.