L'impatto con la Cina è stato forte: dopo due settimane in Uzbekistan e in Kirghizistan, dove bene o male si riusciva sempre a trovare qualcuno che parlasse inglese, le difficoltà nel capirsi con i cinesi ci hanno creato un po' di problemi.
Tuttavia non è proprio corretto definire Cina lo Xinjiang, dato che si tratta di una regione autonoma, annessa nel 1949 alla Repubblica Popolare.
Nel brevissimo tratto che abbiamo attraversato, lo Xinjiang confina con Kirghizistan, Tajikistan, Afghanistan e Pakistan.
Non stupisce quindi che convivano anche qui diverse etnie: quella principale è costituita dagli Uyguri, popolazione di origine turca e di religione musulmana.
Ci troviamo ancora nell'area islamica dell'Asia centrale, un mondo culturale a parte, un tempo ben lontano da quello cinese.
Le scritte uyguri, simili all'arabo, affiancano dappertutto la traduzione in cinese e quella rarissima in inglese; molte donne si coprono il volto con un orrido tessuto marrone e le moschee sembrano essere frequentate da numerosi fedeli.
L'autonomia dello Xinjiang e la dignità della cultura uyguri sono tuttavia in pericolo: il potere politico ed economico è in realtà nelle mani dei cinesi; chi non parla cinese non può aspirare a cariche o lavori di prestigio; il massiccio incremento della popolazione cinese minaccia il predominio della cultura uyguri.
Lo Xinjiang è vastissimo, circa un sesto del territorio cinese, ma per la maggior parte è coperto da montagne e dal deserto del Takla Makan.
Per mancanza di tempo noi abbiamo viaggiato solo da Kashgar al Kunjerab Pass, lungo il tratto cinese della Karakorum Highway (KKH).
Kashgar e Taxkorgan sono antichissimi punti di scambio commerciale tra Oriente e Occidente.
Qui si inseriva il ramo più meridionale dell'antica Via della Seta, che proveniva dall'Afghanistan e sicuramente Marco Polo passò per questi luoghi.
Sebbene la sua descrittiva nel Milione sia approssimativa, è certo che Marco Polo percorse la pista afghana e attraversò il Pamir cinese, costeggiando probabilmente il Karakul e dirigendosi verso Kashgar.
Kashgar sorge al centro di una grande oasi, famosa per la produzione di verdura e frutta, in particolare meloni, esportata in tutta la Cina, sia fresca che seccata.
E' una città che sta subendo una profonda trasformazione o "cinesizzazione": le vecchie case vengono abbattute per far posto ad edifici moderni, tutti ricoperti di tremende piastrelline bianche; l'enorme statua di Mao troneggia nel centro cittadino; la mattina presto davanti ai supermercati i dipendenti schierati come soldatini dedicano un'ora agli esercizi ginnici.
La old town mantiene invece un certo fascino: la grande moschea Id Kah domina la piazza principale, in ogni quartiere c'è una piccola moschea dove gli uomini si riuniscono a chiacchierare e riposare, l'affollato bazar vende stoffe e tappeti, dai portoni delle case in adobe si affacciano i bambini incuriositi.
Il mercato della domenica è un evento da non perdere.
Centinaia di persone arrivano la mattina presto per animare l'enorme bazar, dove si vende di tutto, dal colbacco al cocomero, dai televisori al tè verde.
Gruppetti di turisti si aggirano con aria sperduta nella confusione generale, tra camion e tuk tuk strombazzanti, carretti trainati da asini, greggi di pecore diretti al recinto per gli animali, butta-dentro di piccoli ristoranti dove il piatto principale è costituito da enormi ravioli al vapore.
La strada da Kashgar al lago Karakul è impressionante: costeggia il Pamir cinese, un altopiano roccioso situato tra montagne innevate su cui non cresce nemmeno un filo d'erba e battuto da un vento freddo fortissimo.
Tra una montagna e l'altra piccoli torrenti e laghetti, generati dal disgelo dei ghiacciai, riflettono la luce del sole accrescendo la bellezza del paesaggio.
La strada è stretta e tortuosa, a tratti sterrata e costantemente soggetta a frane.
E' una zona praticamente disabitata: a parte qualche yurta di pastori kirghizi e l'autobus di linea stracarico di merci e passeggeri non abbiamo visto anima viva.
Il Karakul è un piccolo lago a 3600 metri, circondato da montagne innevate. Il campo base offre alloggio sia in yurte che in stanze ed ha un piccolo ristorante.
E' il punto di partenza per passeggiate, giri a cavallo o in cammello ed escursioni più impegnative sulle montagne circostanti.
Vicino al campo base si trovano un accampamento e un piccolo cimitero di pastori kirghizi, che tentano disperatamente di vendere qualche souvenir, probabilmente acquistato a Kashgar, ai turisti di passaggio.
A un paio d'ore dal Karakul si trova Taxkorgan, ultima tappa in terra cinese prima di affrontare le pratiche doganali e partire verso il Pakistan. Taxkorgan non ha particolari attrattive, a parte la Stone City, antico forte della dinastia Qing da cui si gode una bella vista della vallata circostante.
La mattina presto ci si presenta alla frontiera, dove in una o due ore si sbrigano le pratiche doganali cinesi.
Con un proprio mezzo cinese si prosegue nella terra di nessuno verso il Kunjerab Pass, a 4850 metri, dove i Cippi di confine ricordano che qui finisce la Cina e comincia il Pakistan; opportuni cartelli avvertono gli autisti che in Cina si guida a destra e in Pakistan a sinistra!