La Namibia è un paese meraviglioso… così meraviglioso che ci sono tornata dopo 18 anni!
Nell'estate del 2016, con i miei amici Pinuccia, Mario e Pasquale, ho percorso circa 3000 chilometri di piste sabbiose e sassose, che hanno messo in seria difficoltà il nostro mezzo vecchiotto e un po' scassato.
A tre giorni dal ritorno in Italia abbiamo dovuto abbandonarlo nel lodge di Palmwag, dove il radiatore bucherellato ha esalato l'ultimo respiro.

A dire la verità non mi aspettavo di trovare la Namibia molto diversa da come me la ricordavo… e infatti le dune del Namib sono sempre maestose e rosse, come del resto le Himba, che continuano a spalmarsi burro e sabbia sulla pelle; un po' ovunque si sperimenta l'emozione di avvistare antilopi, zebre, giraffe e si può persino trovare un grosso uovo abbandonato da una giovane struzza madre; le welwitschie millenarie e "mirabilis" crescono ancora nelle lande più desolate.

himba

Le "cose" nuove della Namibia non sono altrettanto entusiasmanti… la costa tra Walvis Bay e Swakopmund ora straripa di case per villeggianti locali; i cinesi hanno costruito una specie di "autostrada" per raggiungere le Epupa Falls; ma soprattutto ci sono frotte di turisti europei che fanno la fila alla storica bakery di Solitaire e si affannano sulla cresta della Duna 45.

I primi giorni di viaggio sono stati dedicati a mete classiche, come il deserto del Namib (compreso volo panoramico assolutamente indimenticabile), Walvis Bay e Swakopmund, che ci ha accolto con un tempo uggioso, esattamente come 18 anni fa.

Poi ci siamo diretti verso nord, visitando luoghi che non avevo raggiunto nel 1998: il corso del Kunene fino alle Epupa Falls, il Marienfluss e la Hartmann's Valley, la zona di Puros dove finalmente abbiamo avvistato gli elefanti del deserto.

zebra

Protagonisti assoluti di questo viaggio sono stati i paesaggi spettacolari, gli avvistamenti di animali selvatici, la ricerca dei Lone Men e lo shopping compulsivo nei megastore di articoli da campeggio di Windhoek.

La frenetica vita del campeggio ci ha impegnato parecchio: nei campsite delle comunità locali, potendo scegliere tra almeno cinque enormi piazzole, la prassi era di provarle tutte prima di decidere sotto quale acacia secolare parcheggiare; anche mettere in bolla le auto, per non rotolare gli uni sugli altri durante la notte, era un momento molto importante della giornata; dall'alba al tramonto siamo stati impegnati nella ricerca della legna giusta in un luogo dominato da acacie spinose, ma ogni sera siamo riusciti ad accendere un bel fuoco per scaldarci e per cuocere le bisteccone di beef o lamb sul braai.

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